venerdì 13 luglio 2007
TOROS

Prima o poi ci si doveva arrivare e seguendo sempre più allibito l’ennesimo encierro di Pamplona rompo gli indugi e ci arrivo: la tauromachia. Alle decine di buone ragioni per rifiutare il combattimento tra uomini e tori, ne viene solitamente contrapposta una e cioè che tutto è parte di una remota e attualissima tradizione. Fortunatamente, altri argomenti a sfondo antropico e/o machista nessuno ha più il coraggio di sostenerli. Come pure non vengono esplicitate motivazioni tanto evidenti quanto poco ‘nobili’, come quella del turismo e del business (1,5 miliardi di € nel 2005 il fatturato del settore taurino). C’è anche chi fa appello a finalità ecologiche.
E’ vero, corrida, ensierro,ed altre brutalizzazioni sui tori sono parte della tradizione, della cultura e del presente della Spagna, molti sono favorevoli ed il seguito, live e mediatico, è notevole.
Senza entrare nel merito delle differenti argomentazioni, eccepisco: già Voltaire evidenziava che sulla strada del progresso e della civiltà certe tradizioni occorreva proprio superarle, eppoi, solo nei sistemi chiusi (religioni, ideologie, ecc.) le tradizioni possono trasmettersi come tali. Fuori da tali sistemi, sopravvivono come simulacri, quasi sempre alimentati dal sistema mediatico-consumistico. Cosa c’è allora alla base dell’interesse per la tauromachia? Sarà mica la stessa morbosità che rende popolari tanti altri spettacoli, con morte e violenza solo sublimate?
Etichette: antropologia culturale
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