giovedì 20 marzo 2008
ORARIO SPAGNOLO

Si è detto e ripetuto in questi giorni sui media italiani che, alcune partite del campionato italiano, ultima il derby Lazio-Roma, si sarebbero giocate con un "orario spagnolo". Cioè alle 21,15.
A parte che in Spagna, le notturne, non si giocano a quell'ora, ma alle 21 o alle 22 - a seconda della stagione - il significato di "orario spagnolo" riferito alle partite non dovrebbe più essere "tardi", bensì "casino totale". Quest'anno, infatti, una guerra sui diritti di trasmissione tra le televisioni (in primis Canal Digital e La Sexta) ha prodotto, tra gli altri effetti, confusione totale su date e orari, mai definitivi e talvolta cambiati anche il giorno prima.
Tirare fino a mezzanotte per vedere la fine della partita è dura. Ma non sapere quando comincia è persino peggio.
Etichette: modi di dire
giovedì 13 marzo 2008
SUCCESSO ALL'ITALIANA
Con qualche giorno di ritardo, mi rendo conto che la copertina dei magazine dei principali quotidiani d'opinione spagnoli, El Pais e El Mundo, è dedicata a due italiani. Imprenditori? Stilisti? Designer? Sportivi? Come nel recente passato era accaduto, con De Benedetti, Armani, Cannavaro, eccetera. Sì e no. Sì perché, per professione e passioni, anche i due in questione sono un po' tutto quello. No perché non è certo per meriti in quei campi che sono assurti agli onori delle cronache internazionali.
Non mi sembra che vengano presentati, in generale e negli articoli dei due settimanali, come emblemi di una nuova o vecchia Italia, anche se il timore che, per il più tipico meccanismo dei media, quello della sedimEntazione di senso, qualcosa del genere forse presto accadrà. Certamente, in Italia c'è molta difficoltà non solo ad identificarsi, ma anche a proiettarsi in loro.
I titoli con cui vengono presentati sono: "Renacer a la italiana" e "El seductor màs ràpido del mundo".
Se ce l'avessi, metterei volentieri in palio qualche loro cosa per chi indovina chi sono.
Non mi sembra che vengano presentati, in generale e negli articoli dei due settimanali, come emblemi di una nuova o vecchia Italia, anche se il timore che, per il più tipico meccanismo dei media, quello della sedimEntazione di senso, qualcosa del genere forse presto accadrà. Certamente, in Italia c'è molta difficoltà non solo ad identificarsi, ma anche a proiettarsi in loro.
I titoli con cui vengono presentati sono: "Renacer a la italiana" e "El seductor màs ràpido del mundo".
Se ce l'avessi, metterei volentieri in palio qualche loro cosa per chi indovina chi sono.
Etichette: italiani in Spagna
martedì 11 marzo 2008
MERITI INVOLONTARI
L'altra sera, verso le 19,30, a casa di amici spagnoli si stava piluccando qualcosa. Merenda, aperitivo o cena? Non si capiva né dalle vivande, né da altro. Però questa è un'altra storia.
Domando perché loro, spagnoli senza nessun legame storico o attuale con l'Italia, hanno deciso di mandare il figlio alla scuola italiana di Madrid.
Interessante e sorprendente la risposta, così riassumibile: volevano una scuola pubblica e, quella italiana, lo era, per di più collaudata in decenni di attività mai sostanzialmente stravolta da riforme, controriforme e riforme delle controriforme (come dicevano del sistema spagnolo). La cercavano che offrisse tutti i cicli scolastici, dall'asilo al liceo, per risparmiare agli allievi il trauma dello sradicamento ad ogni ciclo. Erano disposti a pagare per la qualità, ma non l'elitismo che, tra l'altro, moltiplica i costi della qualità in quasi tutte le scuole bi-lingue. E avevano riscontrato che l'ambiente della scuola italiana, anche grazie a costi 'ripuliti' dall'ideologia elitista, era positivamente interclassista. Dal figlio di operai (dubito) a quello del Ministro (vero) - dicevano.
Il tutto gestito da una organizzazione che - certo - poteva essere più efficiente, ma quantomeno non se la tirava da caserma o da Montessori.
Domando perché loro, spagnoli senza nessun legame storico o attuale con l'Italia, hanno deciso di mandare il figlio alla scuola italiana di Madrid.
Interessante e sorprendente la risposta, così riassumibile: volevano una scuola pubblica e, quella italiana, lo era, per di più collaudata in decenni di attività mai sostanzialmente stravolta da riforme, controriforme e riforme delle controriforme (come dicevano del sistema spagnolo). La cercavano che offrisse tutti i cicli scolastici, dall'asilo al liceo, per risparmiare agli allievi il trauma dello sradicamento ad ogni ciclo. Erano disposti a pagare per la qualità, ma non l'elitismo che, tra l'altro, moltiplica i costi della qualità in quasi tutte le scuole bi-lingue. E avevano riscontrato che l'ambiente della scuola italiana, anche grazie a costi 'ripuliti' dall'ideologia elitista, era positivamente interclassista. Dal figlio di operai (dubito) a quello del Ministro (vero) - dicevano.
Il tutto gestito da una organizzazione che - certo - poteva essere più efficiente, ma quantomeno non se la tirava da caserma o da Montessori.
Etichette: istituzioni italiane in Spagna
sabato 8 marzo 2008
CHE LA TERRA TI SIA LIEVE, ISAIAS
Non solo per amore di precisione, ma per poter inquadrare correttamente il fatto, occorre correggere il commento di Aldo Cazzullo sull'ultimo omicidio dell'ETA apparso sul Corriere della Sera di oggi. Non è vero che è la prima volta che ETA "colpisce" alla vigilia di un'elezione. Si direbbe anzi che a partire dal 2000 sia stata questa una delle due gambe della sua strategia elettorale (l'altra è l'astensionismo). Come tutte le tv spagnole hanno ampiamente documentato già ieri e i giornali ribadiscono oggi, nel 2000, diciannove giorni prima delle elezioni generali, fu assassinato il parlamentare basco Fernando Buesta. Nel 2001 un'auto bomba venne piazzata nel centro di Madrid a due giorni dalle elezioni regionali basche. Inoltre, nelle settimane precedenti alle scorse elezioni generali, del 2004, alcune operazioni con chiare finalità terroristiche di ETA furono sventate in extremis (ragione non secondaria per la quale moltissimi, sinistra compresa, pensarono subito ad una responsabilità di ETA per le bombe dell'11 marzo 2004).
Per il resto, che infamia! E che vergogna ANV, dalla posizione legale forse discutibile, ma dall'ambiguità più pesante ed eloquente di una sentenza.
Per il resto, che infamia! E che vergogna ANV, dalla posizione legale forse discutibile, ma dall'ambiguità più pesante ed eloquente di una sentenza.
Etichette: ETA
martedì 4 marzo 2008
E DAJE COR PIL PRO-CAPITE
Per la seconda volta, nell'apertura del faccia-a-faccia televisivo con Rajoy, andato in onda ieri sera, Zapatero ha ricordato, e celebrato come successo, il superamento della Spagna sull'Italia nel PIL pro-capite. I tre minuti dell'apertura, insieme a quelli di chiusura, sono gestibili nella più totale discrezione, essendo svincolati da temi e discussione in corso. La scelta degli argomenti, quindi, dovrebbere pienamente rispondere ad una logica di verità e importanza assolute e rilevanza elettorale. Argomenti, insomma, di tale, indiscutibile spessore da spostare voti.
Rajoy, sul supposto sorpasso nel Pil pro-capite, avrebbe potuto incalzare il premier e dare dimostrazione di quell'abuso di "dati macro economici" che tanto spesso gli contesta. Non l'ha fatto.
Ecco le obiezioni che i ghost writers non hanno fornito al leader del PP, (e non certo per incapacità o dimenticanza):
- sul fatto in sé, la stessa Eurostat ha più volte raccomandato prudenza;
- sul significato che, almeno in origine, Zapatero aveva dato alle cifre (superamento dell'economia spagnola su quella italiana), l'errore interpretativo era palese: aveva usato il 'metro' sbagliato;
- sulla rilevanza elettorale, ancora peggio: a leggere i commenti dei lettori su pais.es risultava chiaro l'entità del Pil pro-capite non interessava a nessuno e ancor meno importava che la Spagna sopravanzasse l'Italia su questo indicatore, che semmai doveva confrontarsi con altri paesi, veramente avanzati, nella percezione degli spagnoli.
Rajoy, sul supposto sorpasso nel Pil pro-capite, avrebbe potuto incalzare il premier e dare dimostrazione di quell'abuso di "dati macro economici" che tanto spesso gli contesta. Non l'ha fatto.
Ecco le obiezioni che i ghost writers non hanno fornito al leader del PP, (e non certo per incapacità o dimenticanza):
- sul fatto in sé, la stessa Eurostat ha più volte raccomandato prudenza;
- sul significato che, almeno in origine, Zapatero aveva dato alle cifre (superamento dell'economia spagnola su quella italiana), l'errore interpretativo era palese: aveva usato il 'metro' sbagliato;
- sulla rilevanza elettorale, ancora peggio: a leggere i commenti dei lettori su pais.es risultava chiaro l'entità del Pil pro-capite non interessava a nessuno e ancor meno importava che la Spagna sopravanzasse l'Italia su questo indicatore, che semmai doveva confrontarsi con altri paesi, veramente avanzati, nella percezione degli spagnoli.
Etichette: Italia-Spagna
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